Il vescovo: “Spogliazione è amare tutti i giorni, non con le parole ma con i fatti”

ASSISI – “Gesù umiliò se stesso, si spogliò delle sue prerogative divine: e allora ricordare oggi non è una contraddizione né un voler infilare nella stessa calza cose che mal si accordano tra loro. Ma direi che è proprio il mistero dell’Ascensione: questo scomparire di Gesù dalla vista e la promessa di non lasciarci orfani, questo si sposa con la festa di questo nostro Santuario dedicato alla spogliazione: spogliarci dell’arroganza, della superbia, del falso orgoglio per vestirci di Cristo. Spogliarci anche di una fede che ricerca la fede in ciò che fede non è: quando si vuol vedere per forza si nega la fede”. Ci aiuti l’intercessione del Santo Padre Francesco, di Santa Chiara che lo seguì con coraggio, di Carlo Acutis che nella città di Francesco volle lasciare le sue orme e rimanere per sempre. Possano i nostri santi diventare i nostri amici e compagni di cammino e aiutarci a non deviare nel percorso”. È questo l’auspicio del vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca, nella messa finale della nona edizione della festa del Santuario della Spogliazione, celebrata domenica 17 maggio mattina nella chiesa di Santa Maria Maggiore. In tanti, tra autorità, parrocchiani, turisti e pellegrini hanno preso parte alla celebrazione liturgica che ha concluso questa cinque giorni dedicata al centenario francescano (#Nulladiproprio: dopo 800 anni è sempre Francesco)“. . Nella sua omelia il vescovo ha ancora posto l’attenzione sulle letture del domenica dell’Ascensione. “I discepoli dubitarono: è tanto facile dubitare – le parole di monsignor Accrocca – soprattutto nelle questioni di fede. Vorremmo sapere tutto e avere tutto sotto controllo. I discepoli domandano al Signore ‘È questo il tempo?’ E Lui risponde ‘Non spetta a voi conoscere tempi e momenti’. La fede accetta di proseguire il cammino tante volte nell’oscurità:e la ricerca smodata di segni e di miracoli, di apparizioni e rivelazioni è invece tutto il contrario, è il segno di una non fede. Tanto che quella è l’unica volta in cui Gesù perde le staffe, quando gli chiedono segni- Ci guardi allora il Signore da una fede che cerca segni, rivelazioni, ispirazioni e miracoli: ci aiuti Lui a proseguire il cammino nella speranza e nella carità, perché, di queste la fede si nutre e si sostanza. Come dice San Giovanni, non può amare il Dio che non vede chi non ama il fratello che vede. Il Signore promette potenza dall’alto, l’ospite dolce dell’anima. Colui che ci dà la forza di compiere il bene: avrete forza dallo Spirito Santo e sarete miei testimoni: ecco – l’appello del vescovo – testimoniare il Signore con la vita, anzitutto, e testimoniarlo con le opere. ‘Figlioli – dici ancora san Giovanni – amiamo non a parole e con la lingua ma con i fatti e con le verità’. Ci aiuti il Signore a testimoniarlo nella vita di tutti i giorni – ha concluso Accrocca – nella semplicità di parole e gesti: non si entra in Paradiso se non amando, tutto il resto sono chiacchiere. Non si entra in Paradiso nemmeno infarcendosi di devozione, ma amando Dio e i fratelli e questo è l’essenziale: se c’è questo tutto il resto può essere messo tra parentesi. Se non c’è questo tutto il resto non basta. Allora anche questa nostra Festa aiuti noi come ha aiutato Francesco, che spogliandosi davanti a Dio e ai fratelli iniziò un percorso nuovo di vita. Ci aiuti a fare della nostra vita un dono per gli altri: ci aiuti a fare quel poco di bene ogni giorno; poco ma ogni giorno. A dare un sorriso che costa poco a chi lo dà e fa bene a chi lo riceve: la vita ha senso solo se viene donata”. Nel corso della celebrazione il vescovo ha impartito il sacramento della confermazione a una giovanissima della parrocchia di Santa Maria Maggiore. In tanti hanno anche partecipato sabato sera al concerto del coro Città di Bastia, diretto dal maestro Piero Caraba.

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