Accrocca e Sorrentino alla Camera dei Deputati dialogano sul Cantico delle Creature di San Francesco

Grande partecipazione per la presentazione del libro dell'amministratore apostolico delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno da parte del suo successore. Saluti della vicepresidente Ascani e messaggio del ministro Giuli

ASSISI – “Ho un po’ di paura di arrivare ad Assisi, sicuramente meno di quanta ne ho provata una decina di anni fa arrivando a Benevento per la prima volta, ma essere vescovo ad Assisi non è lo stesso che essere uno studioso di San Francesco. Sicuramente le fonti sono un ausilio, ma confido nel buon Dio e anche nelle persone che troverò. Sono convinto che – come a Benevento – Dio mi sarà vicino e troverò persone buone che mi aiuteranno. Mi auguro di esserne degno e al Signore chiedo che mi aiuti a non fare guai troppo grossi; che non mi tolga mai il sorriso; e che mi aiuti a stare sereno. Queste cose gliele ho chieste anche dieci anni fa e spero mi aiuti anche per la seconda parte del mio ministero episcopale”. Lo ha detto il vescovo eletto, monsignor Felice Accrocca, al termine della presentazione del libro “Il cuore nascosto del Cantico, da sora Morte a Frate Sole, san Francesco e le strofe del vescovado”, scritto da monsignor Domenico Sorrentino, amministratore apostolico delle Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno. L’evento, che si è svolto nella sala del Refettorio di palazzo Mancuso a Roma, promosso dalla vice presidente della Camera dei Deputati, onorevole Anna Ascani e che ha avuto anche il patrocinio del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi, è stato quasi un passaggio di consegne ideale tra i due pastori nel segno di San Francesco; passaggio nella guida delle due diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno che avverrà ufficialmente con la celebrazione del 25 marzo nella cattedrale di San Rufino ad Assisi e il 28 in quella di Foligno.

Nel suo saluto iniziale l’onorevole Ascani ha sottolineato il valore del “Cantico, perla della letteratura mistica, che ha una forza che si innalza sul tempo e che ci parla e ci ispira ancora oggi. Quello di Francesco – ha concluso la Ascani – è un dono da custodire, con speranza e fiducia”.
All’inizio della presentazione, moderata da Marina Rosati, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi e dal vaticanista del Tg1, Ignazio Ingrao, è stato letto anche il messaggio del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “I versi finali del Cantico sono quelli da cui partire per una comprensione profonda delle parole di Francesco: il Cantico scaturisce da un confronto con il senso tragico dell’esistenza e offre un messaggio interessante anche dal punto di vista laico: la laude innalzata al Creato da Francesco testimonia a tutti noi che la condizione umana è sempre capace di esprimere la bellezza e donare gioia e amore”. A seguire l’approfondimento e il dialogo tra i due vescovi; per Sorrentino, “Francesco canta e loda e mostra una gioia della vita persino – a leggere le strofe – eccessiva. A volte sembra dimenticare la natura che Leopardi avrebbe chiamato ‘matrigna’, ma queste ‘storture’ Francesco le sente tutte dentro di sé e le supera. Le ultime strofe parlano della condizione umana ma anche della condizione di Francesco: il Francesco che canta, che loda, mostra una gioia della vita e il Cantico è una perla della letteratura mistica ma occorre non banalizzarlo”.
Per Accrocca, “il Cantico resta misterioso, è un testo affascinante in cui Francesco coglie il positivo del mondo e ci educa a guardare l’aspetto positivo. È vero che Francesco sembra dimenticarsi degli aspetti ‘negativi’ della natura, ma bisogna ricordare che c’è anche l’impossibilità della natura a comportarsi altrimenti e si riconoscono alla natura delle attenuanti, perché i disastri che i quattro elementi comportano sono anche una responsabilità dell’uomo. È inoltre bello che nel suo testo monsignor Sorrentino ricordi la centralità del Vescovado nella vita di Francesco, non solo nel momento della morte ma anche in quella degli inizi; nella lotta tra episcopato e ordini mendicanti la figura del vescovo, una delle parti in causa, viene marginalizzata, ma è anche vero che questo succede in alcuni testi, mentre in altre fonti si capisce la centralità del palazzo: nelle sue sale Francesco si confronta con il vescovo prima ancora della spogliazione e non dobbiamo dimenticare che il vescovo accompagnò anche il cammino di Chiara e delle sue prime consorelle che si rifugiarono in una delle chiese che erano sotto di lui. Il Cantico ci ricorda inoltre che Dio deve essere lodato, e vorrei dire grazie a monsignor Sorrentino con cui – anche se non la pensiamo sempre allo stesso modo – concordiamo che il cuore del Cantico sia nelle ultime strofe”.
I due prelati hanno anche riflettuto sulle strofe della morte: per monsignor Sorrentino, “è meno semplice di come possa apparire, è una lode affiancata da un grande monito. La morte non è stata voluta da Dio, la morte entra nel mondo a causa del peccato. Lo stesso Francesco sa che la morte è una cosa dalla quale si vorrebbe scappare e dalla quale anche lui vorrebbe scappare”. Monsignor Accrocca ha invece invitato a “ad avere il coraggio di restituire cittadinanza alla morte nel nostro universo interiore, evitando quel nascondimento che oggi va di moda ma che è una miopia anche nei confronti di noi stessi”.

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