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Semeraro: cresce la fama di santità del Beato Carlo Acutis

Il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi si sofferma sul carisma del giovane, “patito” di Internet, in occasione della nuova edizione della sua biografia pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana

Eugenio Bonanata – Città del Vaticano

Si è sviluppata tanta attenzione attorno alla figura di Carlo Acutis dopo la sua beatificazione avvenuta ad Assisi il 10 ottobre scorso. A confermarlo anche l’iniziativa della Libreria Editrice Vaticana che ha pubblicato l’edizione aggiornata della sua bibliografia intitolata “Dall’informatica al cielo. Carlo Acutis”. Un’occasione per raccogliere l’opinione del cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. “Non è tanto l’aspetto editoriale che ci impegna – afferma – quanto il riferimento alla fama di santità di questo giovane che non c’è dubbio che sia crescente”. Il porporato afferma che questa fama travalica abbondantemente la dimensione locale e confida di averla toccata con mano proprio ad Assisi, durante la celebrazione per la chiusura della tomba del ragazzo rimasta aperta per diversi giorni all’interno del Santuario della Spogliazione. Giorni segnati da una profonda devozione popolare, riflessa nell’arrivo di un gran numero di persone da tutta Italia.   continua a leggere …

Il vescovo: “La spogliazione di Francesco è una capacità di abbraccio”

ASSISI – “La spogliazione di Francesco è un lasciare tutto perché ha incontrato Dio che è diventato il suo tutto, ma è anche una capacità di abbraccio”. Lo ha detto il vescovo monsignor Domenico Sorrentino all’incontro dedicato alla comunicazione e all’importanza della figura di San Francesco d’Assisi e dei suoi viaggi in Italia e nel mondo che si è tenuto in diretta streaming dalla Sala della Spogliazione del Vescovado di Assisi, in occasione del Centenario della Rivista di San Francesco.

“Francesco che si spoglia di sé – ha spiegato il vescovo – è un Francesco che tende le braccia non soltanto a Dio, ma anche ai fratelli. Diventa un fratello universale capace di abbracciare tutti, ma soprattutto i più poveri”.

L’incontro, un dialogo dal titolo “Parole Povere”, moderato da Alessio Antonielli, si è aperto con il saluto del Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni a cui sono seguite le riflessioni della direttrice di Rai Giornale Radio e Radio Uno, Simona Sala, del presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Beppe Giulietti, e del direttore della rivista San Francesco, padre Enzo Fortunato.

Al via la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani

Il primo incontro al Santuario della Spogliazione

ASSISI – Con il tema “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” tornano, dal 18 al 25 gennaio, gli appuntamenti della Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani.

“Abbiamo mantenuto – precisa Marina Zola, presidente della Commissione diocesana per l’ecumenismo – l’impianto dell’ottavario itinerante, con la partecipazione in presenza secondo le norme anticovid 19 al momento in vigore, ma, a differenza degli altri anni, le celebrazioni saranno trasmesse in diretta sulla pagina Facebook Diocesi Assisi – Nocera – Gualdo così da raggiungere chi sarà nell’impossibilità di intervenire. Il tema di quest’anno – aggiunge – incentrato sull’Amore, sulla Carità, risuona in noi certamente in modo particolare, alla luce del percorso intrapreso con il piano pastorale diocesano. È il dimorare in Gesù, nel suo amore, che ci unisce e ci dà forza, anche in tempi così critici, per andare verso gli altri, in particolare verso i sofferenti, i soli, i deboli”.

Gli approfondimenti proposti quest’anno sono: Chiamati da Dio: “Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15, 16a) lunedì 18 gennaio alle ore 18:30 nel Santuario della Spogliazione; Maturare interiormente: “Rimanete uniti a me, e io rimarrò unito a voi” (Gv 15, 4a) martedì 19 gennaio alle ore 18:30 nella Basilica Inferiore di San Francesco; Formare un solo corpo: “ Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12b) mercoledì 20 gennaio alle ore 18:30 nell’Abbazia di San Pietro; Pregare insieme: “Io non vi chiamo più schiavi […]. Vi ho chiamati amici” (Gv 15, 15) giovedì 21 gennaio alle ore 18:30 nella Chiesa di San Masseo (solo online); Lasciarsi trasformare dalla Parola: “Voi siete già liberati grazie alla parola che vi ho annunziato” (Gv 15, 3) venerdì 22 gennaio alle ore 18:30 nella Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva; Accogliere gli altri: “Vi ho destinati a portare molto frutto, un frutto duraturo” (Gv 15, 16b) sabato 23 gennaio alle ore 21:15 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli; Crescere in unità: “Io sono la vite. Voi siete i tralci” (Gv 15, 5a) domenica 24 gennaio alle ore 18,30 incontro di preghiera online animato dalla congregazione anglicana; Riconciliarsi con l’intera creazione: “Perché la mia gioia sia anche la vostra, e la vostra gioia sia perfetta” (Gv 15, 11) lunedì 25 gennaio alle ore 18:30 nella Cattedrale di San Rufino.

In occasione della XXXII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, mercoledì 13 gennaio alle ore 17:30 il professor Asher Salah, professore associato dell’Accademia delle Arti Bezalel e della Hebrew University di Gerusalemme, e il dottor Giovanni Lenzi, specialista di letteratura ebraica e siriaca, dialogheranno on-line sul Libro del Qohelet.

L’incontro sarà trasmesso in diretta sempre sulla pagina Facebook della diocesi.

Programma

Non abbiate paura, Dio ci è accanto, questo è il Natale – guarda il video

Il Videomessaggio di Natale di monsignor Domenico Sorrentino

ASSISI – “Cari fratelli e sorelle buon Natale. Quest’anno abbiamo un doppio motivo per augurarcelo perché nella situazione di sofferenza in cui ancora ci troviamo, con il contenimento che ci viene imposto per cui non potremmo avere le solite manifestazioni di gioia, ancor più è necessario augurarci un Natale sereno che dia gioia al cuore e alle nostre famiglie”. È questo l’augurio che il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino rivolge con un video-messaggio alla comunità diocesana per il Santo Natale.

“Noi credenti – aggiunge il vescovo – un motivo lo abbiamo per un Natale sereno anche in una situazione così difficile. È il sapere che Dio ci vuole bene, tanto bene che è venuto in mezzo a noi, si è fatto bambino tra i bambini e ha voluto prendere su di sé le nostre sofferenze. È un Dio che ci capisce, che si mette accanto a noi, che soffre con noi, che combatte con noi. Qualche volta vorremmo che combattesse al posto nostro, che ci risolvesse i problemi e così d’incanto trovarci di nuovo in una situazione di normalità. Ma il nostro Dio ci vuole figli cresciuti che si assumono le loro responsabilità. Ci sta accanto, ci dà la forza; ed è questo il Natale”.

In occasione della vigilia di Natale il vescovo celebrerà la santa messa nella cattedrale di San Rufino alle ore 20 che sarà trasmessa in diretta su Maria Vision (canale 602) e sulla Pagina Facebook Diocesi Assisi – Nocera – Gualdo, mentre nella solennità del 25 dicembre verrà consacrata la nuova chiesa parrocchiale di Bastia Umbra dedicata a San Marco evangelista, situata nel quartiere​ XXV Aprile. La liturgia eucaristica, in programma alle ore 10,30, sarà presieduta dal vescovo Sorrentino. L’intero complesso di circa 700 metri quadrati che, oltre alla chiesa comprende anche la canonica ed altri spazi di socialità, è stato progettato inizialmente dall’architetto Antonio Coletti al quale, dopo la morte, è succeduto il collega Alfio Barabani. La chiesa, la cui prima pietra era stata posata l’8 ottobre del 2017, ha una capienza massima, in tempi normali non di contenimento del Covid-19, di 450 posti a sedere.

Alla celebrazione parteciperanno i membri della comunità parrocchiale rappresentanti le varie realtà pastorali. Inoltre saranno presenti l’Amministrazione comunale di Bastia Umbra e altre autorità civili e militari. Per consentire il rispetto delle disposizioni anti covid-19 il biglietto dovrà essere ritirato in parrocchia. Nel pomeriggio la messa delle ore 17 sarà presieduta dal parroco don Francesco Santini.

Nella cattedrale di San Rufino la santa messa del giorno di Natale presieduta da don Cesare Provenzi, parroco e priore del Capitolo della Cattedrale sarà celebrata alle ore 10.

Nella concattedrale di San Benedetto a Gualdo Tadino la santa messa della Vigilia di Natale sarà celebrata alle ore 18, mentre il giorno di Natale ne sono previste tre: alle ore 10; alle ore 11,15 e alle ore 18. Nella concattedrale di Santa Maria Assunta a Nocera Umbra la santa messa della vigilia di Natale sarà celebrata alle ore 19,30, quelle del giorno di Natale alle ore 9 e alle ore 11,15.

Il vescovo ha anche rivolto un messaggio ai malati e agli operatori sanitari:

“Il mio augurio di Pastore è che Gesù Bambino che viene dal cielo a fare sua la nostra sofferenza faccia sentire a tutti gli ammalati e a tutti voi che vi prendete cura di loro la gioia del cuore”.

È questo uno dei passaggi del videomessaggio di auguri di Natale che il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino rivolge agli ammalati, ai sofferenti e agli operatori sanitari, soprattutto in questo tempo di pandemia da Coronavirus che da mesi affligge il mondo intero.

“Abbiamo visto – aggiunge il vescovo – tanti episodi in questo periodo, anche di eroismo di persone che si sono dedicate in maniera eccezionale. Abbiamo sentito che è la solidarietà che dà sapore alla vita, ci fa stare uniti nella sofferenza e ci permette di superarla. Voi ammalati – prosegue – ci state a cuore e vi vogliamo bene anche se in questa situazione forse non sempre possiamo esprimervelo. E voi operatori sanitari che vi prendete cura di noi sentite che vi vogliamo bene, che stimiamo il vostro lavoro, la vostra professionalità, la vostra dedizione”.

Una luce in fondo al tunnel

di Mons. Domenico Sorrentino, vescovo

 

ASSISI – Ci attende un Natale covid. Speriamo senza troppe restrizioni, soprattutto sul piano celebrativo. Ma ormai sembra chiaro che non sarà il Natale solito. Sarà gioia contenuta, ancora sotto il segno della preoccupazione, in attesa di un tempo più sereno. Ancora una volta, in solidarietà con un mondo che, in tutte le regioni, vive lo stesso dramma. È come se stessimo da tempo sotto un tunnel, e stentiamo a vedere la luce.

L’Avvento viene a darci speranza. Esso interpreta la grande attesa: Vieni, Signore Gesù! Raccoglie la storia dell’intera umanità, da sempre incalzata dai suoi problemi e dai suoi peccati. “Se tu squarciassi i cieli e scendessi…”. Questo anelito struggente di Isaia percorre, più o meno consapevolmente, la fatica dell’umanità. La sentiva il popolo di Dio nel suo esilio. Ma prima o poi non c’è popolo che non la senta, e non c’è persona che non ne faccia esperienza. Possiamo, per quanto si voglia, riempirci di illusioni. Possiamo stordirci con il benessere e la tecnologia. Ma  la vita alla fine ci presenta il conto. Ed allora nemmeno la scienza, con tutta la prosopopea di onnipotenza che oggi la circonda, ci rassicura. Essa è un gran dono di Dio, ma non è Dio. Serve a scrutare i misteri del mondo, per utilizzarne al meglio le energie positive. Ma poi basta un piccolo virus a metterla in scacco. A ricordarle, cioè, di non essere una magia sempre a disposizione dei nostri sogni, ma soltanto uno strumento del bene. Per questo la pandemia ci sta dando una severa, ma importante lezione. Ci sta ricordando quello che veramente conta. Ci sta restituendo le domande che non si fermano all’effimero, e vanno all’infinito. Non sprechiamo questo tunnel: nella “notte” stiamo recuperando noi stessi. La luce verrà: per noi credenti in Gesù è una certezza che si irradia da Betlemme, e ci fa guardare al futuro con entusiasmo. Ma troverà aperti i nostri cuori? Auguri a tutti: buon Natale! E buon Anno!

 

 

Note Storiche sul Santuario e la chiesa di Santa Maria Maggiore

Il Santuario

Il nuovo Santuario ha radici centenarie. Esso mette a fuoco un Francesco che non ha ancora intorno i suoi frati. Un Francesco prima del “francescanesimo”. Quando l’evento della spogliazione si compie, egli è ancora solo un giovane di questa Città, fino a poco tempo prima re delle feste, giovane gaudente delle allegre brigate, ed ora finalmente un innamorato di Cristo. Un giovane che lotta con l’incomprensione di suo padre, dentro le passioni della sua famiglia e della sua Città. Questo Santuario appartiene forse più di tutti alla “storia” di Assisi: è ancora tutto “dentro” le mura della Città, prima che il carisma di Francesco sviluppi il suo empito missionario sulle vie del mondo, ricevendo il sigillo della Chiesa universale. Il giovane Francesco e il vescovo Guido: singolare coppia di uomini di Chiesa che furono, insieme, “complici dello Spirito”. Nella Lettera che mi ha inviato, il Papa guarda all’esemplarità del loro rapporto, chiedendo alla Chiesa del nostro tempo di far propria la causa dei giovani, di valorizzarli e di accompagnarli. Il futuro si costruisce così, in questa complicità spirituale fatta di premura, di discernimento, di accoglienza. Dentro l’icona della spogliazione ci sono significati che toccano la vita spirituale e pastorale, la stessa vita sociale ed economica.

 

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Secondo una leggenda la chiesa di Santa Maria Maggiore, prima Cattedrale della città, fu costruita nel IV secolo voluta da s. Savino, secondo vescovo di Assisi, sopra una casa romana, la domus di Properzio, e ampliata probabilmente nel IX secolo, periodo al quale risale la cripta. Nel 1035 il titolo di cattedrale viene trasferito alla Basilica di san Rufino, fatta costruire dal vescovo Ugone intorno al 1029, luogo dove erano conservate le reliquie del santo patrono.

Forse distrutta in un incendio la chiesa viene ristrutturata nel XII secolo da Giovanni da Gubbio come ricorda l’iscrizione incisa sul rosone “DOMINI 1163 IHOANNES FECIT” (forse Giovanni da Gubbio, lo stesso architetto che costruì la Cattedrale di San Rufino). Più tardi, nel 1216, viene ricostruita la zona absidale e la notizia viene riportata in una lapide che reca, tra l’altro, il nome del vescovo Guido e di Francesco e ripetuta in una iscrizione dipinta nella tribuna, purtroppo andata perduta nel terremoto del 1832 quando crollarono il tetto e la navata destra. Nel 1938 la chiesa viene consolidata e la facciata assume le forme attuali.

Anche la sacrestia della chiesa presenta una decorazione, infatti in una nicchia sono affrescati la Natività, il Cristo Benedicente, Santa Maria Maddalena, san Pietro, San Rufino e Santa Caterina d’Alessandria, opere databili al XIV secolo.

Anche la sacrestia della chiesa presenta una decorazione, infatti in una nicchia sono affrescati la Natività, il Cristo Benedicente, Santa Maria Maddalena, san Pietro, San Rufino e Santa Caterina d’Alessandria, opere databili al XIV secolo.

 

Il Vescovo Guido

Sì, lo Spirito di Dio, come a Pentecoste, agisce nelle parole e nei gesti di Francesco. Ma lo si può intravedere anche nel discernimento di Guido: «Il vescovo, vedendo questo e ammirando l’uomo di Dio nel suo fervore senza limiti, subito si alzò, lo prese piangendo fra le sue braccia e pietoso e buono com’era, lo ricoprì con il suo stesso pallio». Sfondo trinitario perfetto. Rapporti ecclesiali esemplari. Raramente, nella storia della Chiesa, istituzione e carisma si sono incontrati con tale immediatezza. Francesco e Guido sono entrambi “complici dello Spirito”. […] La figura paterna, e si direbbe materna, del vescovo ci introduce in un’altra dimensione: la prospettiva ecclesiale. Francesco si distingue, nella storia dei movimenti evangelici del suo tempo, per non aver mai posto l’amore per Cristo in tensione con l’amore per la Chiesa. E ciò non perché gli sfuggissero i limiti che segnano la vita della Chiesa, anche nei suoi ministri. Ma nella Regola, come nel Testamento, è perentorio: ai ministri della Chiesa, anche ai meno esemplari, occorre assicurare il massimo rispetto. Mi viene da supporre che, in questa convinzione profonda, non dovette mancare l’influsso di quel rapporto speciale avuto con il vescovo Guido. Nell’affresco di Giotto è fissato il momento in cui il vescovo lo avvolge con il suo mantello, mentre Francesco leva lo sguardo al cielo. C’è, in questo gesto, qualcosa di battesimale. Francesco è rigenerato, come nel giorno in cui era stato immerso nelle acque del battesimo. Anche nell’affresco che si può ammirare nella Sala della Spogliazione c’è un afflato materno: il vescovo tende le sue braccia al giovane che gli si abbandona come un figlio. Una bella esperienza della Chiesa madre. L’icona della spogliazione evidenzia così due dimensioni indissociabili della spiritualità di Francesco: la radicalità evangelica e la passione ecclesiale.

 

Padre nostro che sei nei cieli – la spogliazione di Francesco

Nell’episodio della spogliazione una parola è decisiva: «Finora ho chiamato te, mio padre, sulla terra: d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli». Pietro di Bernardone ha l’aria cupa di un padre sconfitto e arrabbiato. Il suo posto è preso dalla tenerezza del Padre celeste. Per Francesco la preghiera del Padre nostro finiva di essere una “formula”, diventava pietra angolare della sua esistenza. Lo stupendo affresco di Giotto fa librare le sue braccia verso il cielo, dove la mano del Padre lo attrae: appuntamento mistico nel cuore della Trinità. Francesco assume, in qualche modo, i lineamenti di Cristo. Sulle sue labbra fiorisce l’Abbà suggerito, nell’intimo del cuore, dallo Spirito Santo (cf. Gal 4,6; Rm 8,15). […] Il padre si allontana da lui con un gramo bottino di beni che ormai per Francesco hanno perso ogni valore. Una famiglia a pezzi. È triste che, da un evento di grazia, la famiglia di Francesco esca così duramente provata. Sia chiaro: la famiglia è un valore di prima grandezza. Un preciso comandamento di Dio regola i rapporti tra i genitori e figli: «Onora il padre e la madre». Ciò che Francesco rifiuta non è il rapporto di amore con il padre, ma l’idolo che lo insidia, il dio-denaro, con le sue logiche di potere e di gloria, a cui Pietro pretendeva di piegarlo. Al tempo stesso, andando oltre gli affetti terreni, Francesco dimostra quanto il vangelo sappia generare un nuovo tipo di famiglia. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? […] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc 3,33.35). Il figlio di Pietro di Bernardone è ormai diseredato e abbandonato dalla famiglia naturale. Ma non tarderà a fiorire intorno a lui una famiglia spirituale. Bernardo, Pietro, Silvestro, Egidio, – i primi compagni assisani – e poi tanti altri. Risposta di Dio – quasi regalo di nozze – alla sua spogliazione. Nasce la fraternitas francescana, il cui ideale sarà vivere «secondo la forma del santo Vangelo ». È significativo che nella Sala della Spogliazione, sul muro parallelo a quello dell’affresco della rinuncia, sia raffigurato il dono della Porziuncola, fatto dai benedettini a Francesco. Tra Santuario della Spogliazione e Porziuncola corre un filo ideale. Porziuncola: luogo di contemplazione e, insieme, laboratorio di fraternità. Non a caso il nostro progetto diocesano di rinnovamento delle parrocchie con le piccole fraternità – le Comunità Maria Famiglie del Vangelo –, radicato nell’esperienza di Gesù e della comunità cristiana delle origini, ha proprio nella Porziuncola il luogo ispirante.

 

Sala della Spogliazione

A mettere a fuoco questa “icona” mi ha incoraggiato la visita che, il 4 ottobre 2013, papa Francesco fece ad Assisi sostando anche nella Sala della Spogliazione.

Fu una data storica per la riscoperta di quell’evento singolare della vita del nostro Santo. La tradizionale visita ai luoghi francescani della nostra Città lo aveva lasciato piuttosto ai margini, nonostante che ad esso fosse dedicato uno stupendo affresco nel ciclo giottesco della Basilica Superiore, e ad onta delle sue numerose rievocazioni biografiche e cinematografiche. La stessa sala del vescovado in cui siamo soliti far rivivere l’evento, e che lo ricorda con un dipinto attribuito a Cesare Sermei, portava, fino a pochi anni fa, il nome inadeguato, anzi fuorviante, di Sala del Trono, in riferimento a un baldacchino che la decorava. Negli ultimi anni c’è stato un costante cammino di riscoperta. Di qui anche la nuova denominazione.

Tanti pellegrini ormai passano per la Sala della Spogliazione.

Chiusa la tomba di Carlo Acutis, sarà riaperta dopo l’emergenza pandemica

Il vescovo: “Abbiamo vissuto momenti di grazia, ora continua la frequenza ordinaria”. Numeri record: oltre 41 mila visitatori, tutti controllati con termoscanner

ASSISI – “Francesco era fondato nell’umilta! Forse anche in questa virtù c’è la forza di attrazione del beato Carlo Acutis”. Lo ha detto il nuovo prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, monsignor Marcello Semeraro, lunedì 19 ottobre durante la santa messa presieduta nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione. Al termine della celebrazione eucaristica la Tomba del Beato Carlo Acutis, dopo diciannove giorni di venerazione con una presenza totale di oltre 41 mila fedeli, è stata chiusa.

LA CELEBRAZIONE

La santa messa è stata concelebrata dal vescovo Domenico Sorrentino e dal vicario generale don Jean Claude Kossi Anani Djidonou Hazoumé, dal rettore del Santuario della Spogliazione padre Carlos Acácio Gonçalves Ferreira e da tanti presbiteri diocesani. Presenti le autorità civili e militari.

“Sono certo – ha sottolineato monsignor Semeraro durante l’omelia – che il beato Carlo Acutis  mentre porta avanti i sogni di tanti che guardano a lui come un modello e un esempio, porta avanti pure il ‘sogno’ che ha per la Chiesa il nostro amato Papa Francesco: ero con lui, nel gruppo del Consiglio di cardinali, quando egli giunse qui ad Assisi per la prima volta il 4 ottobre del 2013 e il vostro vescovo ha dichiarato pubblicamente che a mettere a fuoco l’icona della ‘spogliazione’ lo ha incoraggiato proprio quella visita. Oggi abbiamo sotto i nostri occhi l’immagine di un giovane che si è giocato la vita puntando su Cristo. Sono molti gli aspetti che rendono affascinante la sua figura. C’è un fascino particolare in Carlo – ha detto Semararo – . Per andare avanti nella causa di beatificazione, di canonizzazione una clausola importante è la presenza di una fama di santità e per Carlo non ce ne è stato bisogno e non ce n’è bisogno”. Al termine della santa messa il vescovo Sorrentino prima della chiusura della tomba del Beato Carlo Acutis ha ringraziato il Signore che “ci ha fatto vivere giorni stupendi davvero inimmaginabili, incredibili, belli davvero. Quello che abbiamo vissuto – ha detto – sia davvero un tempo di grazia per portare fiori e frutti nell’avvenire. La grande partecipazione di fedeli è il segno che Carlo è il Santo tra noi. In questo momento storico vista l’escalation della pandemia non è possibile tenere ancora aperta la tomba in sicurezza, pertanto siamo costretti a chiuderla. Non appena la situazione migliorerà – ha concluso Sorrentino – la tomba verrà di nuovo riaperta definitivamente. Nel frattempo il Santuario resta aperto per la frequenza ordinaria dei fedeli”.

I NUMERI

Numeri record sono stati registrati in occasione della Beatificazione di Carlo Acutis. Nelle settimane dal 1 al 19 ottobre al Santuario della Spogliazione sono transitate più di 41.410 presenze, con una media giornaliera di 2.179 persone, regolate negli accessi attraverso le transenne e il lavoro di forze dell’ordine e volontari e controllate tutte con termoscanner. Il giorno di maggior presenze è stato sabato 18 ottobre con 5.471 accessi. Il sito della Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino ha registrato un totale di 299.744  accessi. L’articolo relativo all’apertura della tomba ha avuto 97.910 unici, 102.004 visite, 143.430 clicks. Nella pagina Facebook con la diretta della santa messa di giovedì 1 ottobre, al termine della quale è stata aperta la tomba del Beato, sono state raggiunte 569.408 persone; 65.887 sono state le interazioni; 1.834 i commenti e 2.091le condivisioni. Il solo video di apertura ha raggiunto 3.795.342 persone; 535.515 sono state le interazioni; 3.007 i commenti; 19.310 le condivisioni. La pagina Facebook della diocesi ha più che quadruplicato i follower passando da 5.251 persone che la seguono a 22.844.

CARLO ACUTIS, TOMBA APERTA FINO AL 19 OTTOBRE

Viste le molteplici richieste per il fine settimana la chiusura avverrà lunedì 19 dopo l’Angelus delle ore 12.00

ASSISI – Visto il grande afflusso di questi giorni e le molteplici richieste di visita per il prossimo fine settimana il vescovo diocesano, monsignor Domenico Sorrentino d’intesa con il presidente della Fondazione del Santuario della Spogliazione, don Cesare Provenzi e il rettore padre Carlos Acácio Gonçalves Ferreira hanno deciso di lasciare visibile il corpo del giovane Beato fino a lunedì 19 ottobre. “Oltre alle migliaia di devoti che, grazie al lavoro dei volontari, hanno potuto venerare ordinatamente la tomba del Beato Carlo Acutis, sono già arrivate numerose richieste di gruppi per sabato e domenica prossimi. Pur mantenendo come da programma la celebrazione delle 10,30 di sabato 17 ottobre, la chiusura della tomba avverrà in maniera non solenne il lunedì successivo subito dopo l’Angelus. La decisione di aprirla per 17 giorni era stata infatti presa per evitare assembramenti pericolosi nel giorno della Beatificazione, dando così la possibilità a più persone e in maggiore sicurezza di venerare il corpo del giovane, come d’altro canto sta avvenendo. Al momento, considerati i numeri, la pandemia in corso e il lavoro straordinario dei soli volontari, si ritiene opportuno chiudere per riaprire definitivamente in un momento più sicuro dal punto di vista sanitario. La venerazione del Beato continua tuttavia nei modi e nei tempi di apertura della chiesa di Santa Maria Maggiore dalle ore 8.00 alle ore 19.00.

CARLO ACUTIS È BEATO

Toccante momento con l’esposizione della reliquia da parte dei genitori

ASSISI – Carlo Acutis è Beato. La proclamazione è avvenuta sabato 10 ottobre durante una cerimonia molto suggestiva presieduta dal cardinale Agostino Vallini, legato pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli, nella Basilica superiore di San Francesco.

I fedeli hanno potuto assistere alla celebrazione nella Basilica, ma anche nelle aree allestite con i maxi schermi nella piazza della Basilica Inferiore, sul prato di quella Superiore, al Santuario della Spogliazione, nella piazza di San Pietro e in quella di Santa Maria degli Angeli. In quest’ultima venerdì sera 8 ottobre circa 880 persone tra famiglie, gruppi e giovani hanno partecipato alla veglia di preghiera per riflettere sulla vita di questo giovane speciale che non mancava mai al suo appuntamento quotidiano con la santa messa e l’Adorazione eucaristica.

Durante il rito della Beatificazione dopo la petizione del vescovo di Assisi – Noccera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino è seguita la lettura da parte del cardinale Vallini della Lettera Apostolica con la quale il Sommo Pontefice ha iscritto nel numero dei Beati il venerabile Servo di Dio Carlo Acutis. È stato poi scoperto il drappo con l’immagine del Beato. Un momento molto suggestivo si è avuto con la preziosa reliquia del cuore che è stata portata processionalmente dai genitori di Carlo, per poi essere collocata accanto all’altare.

Il vescovo Sorrentino ha espresso la gioia della chiesa locale e di quella universale per la grazia ricevuta con la Beatificazione di Carlo che è sepolto al Santuario della Spogliazione dove il corpo rimarrà esposto alla venerazione dei fedeli fino al 17 ottobre.

IL DRAPPO

Durante la cerimonia di beatificazione, dopo la Lettura della Lettera Apostolica, è stata scoperta l’immagine del Beato Carlo Acutis. Si tratta di un drappo con il ritratto del giovane, ad opera del pittore di origine polacca Dawid Kownacki. Nel dipinto olio su tela di dimensioni pari a 220×300 cm è raffigurata una delle immagini più diffuse di Carlo. Non è il primo quadro che l’artista dipinge per una beatificazione avendo realizzato anche quello per la cerimonia di Madre Speranza.

>>Fotogallery della celebrazione

In allegato l’omelia del cardinale Agostino Vallini e il ringraziamento del vescovo monsignor Domenico Sorrentino

Omelia del Cardinale Agostino Vallini

Ringraziamento del Vescovo Sorrentino